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quarta-feira, 9 de setembro de 2015

LEÃO XIII - MISERICORS DEI FILIUS - 1883

A traduzir  


CONSTITUIÇÃO APOSTÓLICA  DE SS. PAPA LEÃO XIII

MISERICORS DEI FILIUS 


Sobre a Regra da Ordem terceira secular de São Francisco.




Leone vescovo, servo dei servi di Dio, a perpetua memoria.

Il misericordioso Figlio di Dio, che, imponendo agli uomini un giogo soave e un peso leggero, provvide alla vita e alla salute di tutti, lasciò la chiesa, da lui fondata, erede non solo della potestà, ma altresì della misericordia sua, affinchè i benefici da lui arrecati si propagassero con invariato tenore di carità a tutte le generazioni dei secoli. Per la qual cosa, come in tutto ciò che Gesù Cristo nella sua vita mortale fece o prescrisse, rifulse sempre mite sapienza e grandezza d'invitta benignità, così in ogni istituto della chiesa riluce tale meravigliosa indulgenza e mitezza, da far credere che essa ritrae anche in questo l'immagine di Dio che è carità (Gv 4,6).


Di tale materna clemenza peculiarmente è proprio l'adattare sapientemente le leggi,fin dove si possa, ai tempi e ai costumi, e usare sempre nel comandare e nell'esigere somma discrezione. Onde avviene che la chiesa, con siffatto temperamento di carità insieme e di sapienza, congiunge l'immutabilità assoluta e sempiterna del dogma con la prudente varietà della disciplina.


Il Terz'Ordine palestra di vita cristiana

A questa ragione conformando noi l'animo e la mente nell'esercizio del sommo pontificato, stimiamo debito del nostro ufficio valutare equilibratamente la natura dei tempi, e considerare tutte le circostanze, se forse non vi siano delle difficoltà che trattengano alcuno dalla pratica di salutari virtù. E ora ci è piaciuto ragguagliare a questa norma il sodalizio francescano del Terz'Ordine secolare, e ponderare diligentemente se sia opportuno temperarne alcun poco, per i mutati tempi, le leggi.

Noi già quest'esimio istituto del patriarca san Francesco alla pietà dei fedeli caldamente raccomandammo con la nostra enciclica Auspicato, pubblicata il 17 settembre dell'anno scorso. E la pubblicammo col desiderio e con l'unico intento di richiamare in tempo opportuno col nostro invito quanti più si potessero nell'acquisto della santità cristiana. Origine in vero precipua e dei mali che ci premono, e dei pericoli che ci minacciano è la negletta osservanza delle virtù cristiane. Ma rimediare a quei mali e scongiurare questi pericoli per altra via gli uomini non potrebbero, che affrettando il ritorno degli individui e della società a Gesù Cristo, “il quale può salvare in perpetuo quanti per suo mezzo si accostano a Dio” (Eb 7,25).

Ora, all'osservanza appunto dei precetti di Gesù Cristo mirano gli Istituti di san Francesco: perchè nient'altro il santissimo loro fondatore si propose , che aprire in essi come una palestra, in cui la vita cristiana con maggiore diligenza si esercitasse. Certamente i primi due Ordini francescani, addestrandosi alla scuola di grandi virtù, tendono a qualche cosa di più perfetto e divino. Ma questi due Ordini sono accessibili a pochi, vale a dire a quelli solamente a cui per speciale grazia di Dio è concesso di aspirare con alacrità singolare alla santità dei consigli evangelici. Il Terz'Ordine, però, è stato fatto per il popolo. E quanta efficacia esso abbia a formare costumi buoni, integri, pii, è chiaro per la cosa in sé, e per la testimonianza dei tempi andati.


In cammino con i tempi

Dobbiamo riconoscere da Dio, autore e aiuto dei buoni consigli, che alle nostre esortazioni le orecchie del popolo cristiano non rimasero chiuse. Anzi, sappiamo da moltissimi luoghi come si riaccese la pietà verso il patriarca d'Assisi e si accrebbe via via il numero di coloro che chiedevano di iscriversi al Terz'Ordine.

Pertanto, quasi per dar di sprone a chi corre, ci risolvemmo di volgere il nostro pensiero dove codesto felice corso degli animi potesse sembrare comunque impedito, o ritardato. Prima di tutto esaminammo la regola del Terz'Ordine, che dal nostro predecessore Niccolò IV venne approvata e confermata con la costituzione apostolica Supra montem del 18 agosto 1289, e la vedemmo non rispondere appieno ai tempi e ai costumi d'oggi. Di qui, non potendo essere attuati gli accettati obblighi senza troppa molestia e fatica, bisognò finora, a istanza degli iscritti, passare sopra a molte di quelle leggi; e come ciò non avvenga mai senza scapito della comune disciplina, è facile intenderlo.

Di poi v'era anche nello stesso sodalizio un' altra causa che richiedeva le nostre cure. Vogliamo dire che i romani pontefici, nostri predecessori, avendo accolto il Terz'Ordine fin dal suo nascere con somma benevolenza, largirono ai terziari molte e ampie indulgenze in espiazione delle colpe. Delle quali indulgenze l'indole e la ragione divennero col corso degli anni ambigue e anacronistiche, tanto che molte volte si fece questione, se in alcuni casi l'indulto papale fosse certo, e in qual tempo e in qual misura se ne potesse fare uso. Certamente la provvidenza dell'apostolica Sede non si lasciò desiderare al bisogno, e in maniera particolare Benedetto XIV con la sua costituzione Ad Romanum Pontificem del giorno 15 marzo 1751 tolse i primi dubbi che erano insorti. Non pochi tuttavia ne sorsero, come suole avvenire, in seguito.

Per la qual cosa noi, mossi dalla considerazione di tali disagi, tra i cardinali di santa romana chiesa appartenenti alla sacra Congregazione delle indulgenze e sacre reliquie, ne deputammo alcuni con l'incarico di rivedere con ogni cura la primitiva regola dei terziari e similmente, redatto l'elenco di tutte le indulgenze e privilegi, di prenderli in esame e di riferire a noi, dopo maturo giudizio, che cosa stimassero doversi, secondo la condizione dei tempi, ritenere o innovare. Fatto quanto avevano ordinato, i cardinali suddetti ci proposero doversi piegare e adattare all'odierna maniera di vivere le antiche leggi, modificandone alcuni capi. Intorno poi alle indulgenze, per non lasciare spazio a esitazioni e per evitare il pericolo che alcuna cosa non vada a dovere, giudicarono che noi saviamente e utilmente faremmo, se, ad esempio di Benedetto XIV, richiamate e abrogate tutte le indulgenze che fin qui furono in vigore, ne concedessimo al sodalizio alcune nuove.


Sanzione della nuova regola

Perciò, che torni in bene, che aumenti la gloria di Dio e accenda ognor più l'amore della pietà e delle altre virtù cristiane, noi con questa costituzione e con la nostra apostolica autorità, rinnoviamo e stabiliamo la regola del Terz'Ordine secolare di san Francesco nel modo che segue. Con ciò nessuno pensi venga punto toccata l'intima natura dell'Ordine medesimo, la quale anzi vogliamo che rimanga inalterata e intera. Vogliamo, inoltre, e comandiamo che tutti i terziari godano delle indulgenze e privilegi che qui appresso si troveranno notati nell'elenco, annullate completamente le indulgenze e i privilegi tutti, che allo stesso sodalizio siano stati da questa Sede apostolica in qualsiasi tempo, o nome, o forma fino a quest'oggi concessi.

REGOLA DEL TERZ'ORDINE SECOLARE DI SAN FRANCESCO


CAPITULO I – Admissão, Noviciado, Profissão

§ 1. Não será licito aceitar senão pessoas maiores de quatorze anos, de bons costumes, amantes da concórdia e, especialmente, de provada fé católica e provado respeito à Igreja romana e à Sé Apostólica.

§ 2. Não serão admitidas senhoras casadas, senão com prévio conhecimento e permissão dos maridos, excetuado com o caso em que o diretos espiritual pareça mais acertado outro modo de proceder.

§ 3. Os que foram recebidos na Ordem usem o pequeno escapulário e o cordão, sem o que não gozarão dos privilégios e indulgências.

§ 4. Aqueles e aquelas que entraram na Ordem Terceira devem fazer um ano inteiro de noviciado, findo o qual, professarão, prometendo, segundo o rito da mesma Ordem, guardar os mandamentos de Deus, obedecer à Igreja, submetendo-se no caso de transgressão de qualquer das promessas da profissão, à reparação que lhes for imposta.

CAPITULO II – Do modo de viver

§ 1. Os membros da Ordem Terceira devem evitar em todas as coisas o luxo e a refinada elegância, atendendo-se ao justo meio que convenha ao estado de cada um.

§ 2. Com grande cautela abstenham-se de danças e espetáculos licensiosos, assim como de comenzainas.

§ 3. Sejam sóbrios nas comidas e bebidas e, não se sentem a mesa, nem dela se levantem sem rezar.

§ 4. Jejuem nos dias anteriores às festas solenes da Virgem Imaculada e dos patriarca São Francisco e, serão muito louváveis, se jejuarem nas sextas feiras e guardarem abstinência nas quartas, conforme o antigo costume dos Terceiros.

§ 5. Confessem-se e comunguem com regularidade, pelo menos uma vez por mês.

§ 6. Os Terceiros, sendo eclesiásticos e por isso obrigados a rezar o oficio divino, a nada mais, nesta parte, são obrigados. Os seculares, porém, que não rezam nem o oficio divino nem o oficio parvo de Nossa Senhora, digam todos os dias doze Pai Nossos, Ave Marias e Gloria ao Pai, exceto quando a saúde não lhe permitir.

§ 7. Aquelas que por direto devem fazer testamento, disponham em tempo dos seus bens.

§ 8. No seio da família primem pelo seu bom exemplo, promovendo a piedade e boas obras. Não consistam entrar na sua casa, livros e jornais que levem perigo à virtude e, proíbam a sua leitura as pessoas que estão debaixo de seu poder.

§ 9. Entre si e com os estranhos, mantenham benévola caridade e, na medida de suas forças, façam por acabar as discórdias.

§ 10. Não jurem fora dos casos de necessidade. Evitem palavras indecorosas e gracejos levianos. Façam à noite exame de consciência para conhecerem as suas faltas e, conhecidas estas, arrependam-se e se emendem.

§ 11. Os que comodamente podem, ouçam Missa todos os dias. Compareçam as reuniões mensais previamente anunciadas pelo Ministro.

§ 12. Cada um segundo as suas posses, contribua para um fundo comum, com que possam socorrer os irmãos necessitados, particularmente aos enfermos, ou prover ao decoro do culto divino.

§ 13. Os Ministros visitem aos irmãos enfermos ou mandem prestar-lhes os ofícios de caridade. E, sendo perigosa a doença, avisem e persuadam o enfermo a receber em tempo os santos sacramentos.

§ 14. Quando algum Irmão terceiro tiver falecido, reúnam-se os Irmãos que houver no lugar e, os de fora que lá se encontrarem e, rezem o terço do rosário em sufrágio do finado. Os irmãos Terceiros que são sacerdotes, na Santa Missa, e os irmãos leigos, se puderem, roguem a Deus de boa vontade e piedosamente pelo Irmão falecido.

CAPITULO III – Dos ofícios, da visita e da própria Regra

§ 1. Os ofícios sejam conferidos em reuniões da fraternidade e durem por três anos. E nenhum, sem justa causa, recuse o oficio que lhe for proposto, nem o cumpra frouxamente.

§ 2. O visitador indague diligentemente se as Regras são cumpridas, e para este fim visite, oficialmente, todos os anos, ou mais a miúdo, se for preciso, as fraternidades e convoque os mesários e Irmãos à sessão geral. Se o Visitador chamar alguém ao cumprimento do seu dever, admoestando, mandando, ou impondo alguma penitencia salutar, esse humildemente a aceite e a execute.

§ 3. Os Visitadores sejam escolhidos dentre os religiosos da Primeira ou da Terceira Ordem regular: sejam designados pelo Superiores, se forem requeridos. Os leigos não podem exercer o cargo de Visitador.

§ 4. Os Terceiros insubordinados ou que derem mau exemplo sejam admoestados até a terceira vez e se não obedecerem, sejam excluídos.

§ 5. Se alguém faltar a alguma destas regras, saiba que não peca por isso, a não ser que a falta recaia sobre um ponto dos mandamentos de Deus ou da Santa Madre Igreja.

§ 6. Se, por justa e grava causa, alguém não poder observar alguma destas regras, pode-se-lhe dispensar licitamente ou prudentemente comutar a mesma regra. E para este efeito, damos faculdade e poder aos Superiores da Primeira e da Terceira Ordem Franciscana e aos Visitadores.

Dado em Roma, em 30 de maio de 1883, esta Encíclica “Misericors Dei Filius”.

Papa Leão XIII



   
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